Bisogna cambiare le raccomandazioni su carni rosse e lavorate?

Un gruppo di ricercatori, il NutriRECS, afferma che l’evidenza riguardo al consumo di carne rossa e carni lavorate ed il legame con malattie cardio-metaboliche e tumori è troppo debole per continuare a raccomandarne una riduzione dei consumi. Non la pensano allo stesso modo autorevoli istituzioni come il World Cancer Research Fund e i ricercatori della Harvard School of Public Health. Il punto del team Smartfood per fare chiarezza sulla vicenda.

Un nuovo studio sulla carne sotto i riflettori dei media

La pubblicazione scientifica dal titolo “Consumo di carne rossa e carni processate: raccomandazioni sulle linee guida nutrizionali dal consorzio NutriRECS”, apparsa pochi giorni fa sulla rivista Annals of Internal Medicine, suggerisce che le attuali raccomandazioni debbano essere meno stringenti. Secondo gli autori, un gruppo internazionale formato prevalentemente da esperti in metodi di valutazione della ricerca, la riduzione del consumo di carni rosse non apporterebbe particolari benefici in termini di salute, o meglio, l’evidenza scientifica sarebbe presente ma debole e le raccomandazioni finora condivise da numerosi enti internazionali si baserebbero su un grado di certezza dell’evidenza basso. Gli autori del lavoro, per supportare le proprie raccomandazioni, hanno realizzato cinque revisioni sistematiche, ossia studi in cui si riassumono e valutano in maniera critica i risultati di più ricerche su un determinato argomento. Stando alla loro interpretazione dei risultati, la riduzione del consumo di carne da parte di singoli individui non sarebbe giustificata, né da un rilevante minor rischio di patologie, né tantomeno in considerazione dei “valori edonisticiassociati al consumo di carne dichiarati da chi la mangia regolarmente.

Studiare le relazioni tra alimentazione e salute

Indagare i rapporti tra dieta e salute è molto complesso ed è difficile attribuire un effetto causale (ad esempio se il consumo eccessivo di carne rossa possa causare tumori), tanto più se si guarda all’effetto di un singolo composto o di un singolo alimento anziché al modello alimentare e allo stile di vita in generale. Quando si vuole studiare se il consumo di un alimento sia o meno associato ad un rischio di malattia, bisogna prendere in considerazione una serie di variabili, ad esempio, nel caso della carne, non ci si può non domandare:

  • Con cosa viene solitamente consumata? Maionese e patatine fritte o verdura e pane integrale?
  • Come viene cotta? Bollita o alla brace?

Ecco che se la popolazione che si sta osservando è abituata a consumare carne alla brace accompagnata da maionese e patatine fritte ed il riscontro di malattie cardiovascolari è particolarmente elevato, difficilmente sarà soltanto la carne ad essere responsabile di tale relazione: il metodo di cottura alla brace, la maionese e le patatine fritte sono, in questo esempio, i fattori che confondono la relazione.

Dove nasce il problema con questa nuova pubblicazione?

Il lavoro, sul piano metodologico, potrebbe anche essere valido. Tuttavia, le conclusioni che se ne traggono implicano una visione miope, che non considera, tra le altre cose, gli effetti positivi che si avrebbero sulla salute se la riduzione del consumo di carne rossa fosse a favore di un incremento dell’assunzione di fonti proteiche vegetali come i legumi, che apportano fibra, o di altre fonti animali come il pesce azzurro, ricco di acidi grassi essenziali.

Volontariamente non preso in considerazione dagli autori del lavoro è poi l’impatto ambientale di elevati consumi di carne, di certo non direttamente legato alla salute del singolo individuo, ma che non può più venir trascurato, per il benessere della collettività, quando si emanano raccomandazioni nutrizionali. A questo proposito, all’inizio del 2019, la EAT-Lancet Commission ha pubblicato un report nel quale presenta un modello concreto di dieta sana e sostenibile: “The planetary healthy plate”.

Le critiche delle organizzazioni e istituzioni internazionali

Proprio da Harvard sono giunte le prime critiche alla pubblicazione di NutriRECS, che è stata definita controversa e contraddittoria rispetto alla consistente mole di letteratura scientifica che indica come l’elevato consumo di carne rossa e lavorata, in particolare, sia associato ad un aumentato rischio di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore nonché morte prematura. I ricercatori della Harvard School of Public Health affermano che questi studi non modificano le attuali raccomandazioni sui modelli dietetici salutari e bilanciati per la prevenzione delle malattie croniche. Pertanto, per migliorare sia la salute dell’uomo che la sostenibilità ambientale, è importante adottare un’alimentazione che sia ricca di alimenti vegetali e preveda consumi relativamente bassi di carne rossa e carni processate.

Il Word Cancer Research Fund (WCRF), che da 30 anni lavora per valutare le relazioni tra abitudini alimentari, stili di vita e sviluppo di tumori, ed emana raccomandazioni per la prevenzione oncologica, allo stesso modo non concorda con l’interpretazione del gruppo NutriRECS. Gli esperti del WCRF asseriscono che mangiare troppa carne rossa e carne processata aumenta il rischio di cancro del colon retto e, visto che molte persone hanno un consumo di questi alimenti già sopra il quantitativo raccomandato, è estremamente pericoloso trasmettere questo tipo di messaggi.

  • LA RACCOMANDAZIONE DEL WCRF È DI LIMITARE IL CONSUMO DI CARNE ROSSA A NON PIÙ DI 3 PORZIONI SETTIMANALI (EQUIVALENTI A 350-500 g) E DI CONSUMARE SOLO OCCASIONALMENTE PICCOLE QUANTITÀ DI CARNI LAVORATE.

Quindi cosa fare?

Gli organi di stampa non hanno perso l’occasione di pubblicare titoli sensazionalistici come: “la carne rossa non fa male”, “inutile smettere di mangiare carne rossa”. In questo come in tantissimi altri casi mai fermarsi al titolo di una notizia! È invece importante leggere fino in fondo l’articolo e affidarsi al parere degli esperti del settore, per capire come interpretare la scienza.

Smartfood condivide il messaggio del WCRF e delle altre istituzioni scientifiche nel ribadire che la carne rossa, per chi sceglie di consumarla, può far parte di una sana alimentazione se assunta con moderazione (massimo 500 g a settimana) ed utilizzando metodi di cottura adeguati. Le carni lavorate, invece andrebbero consumate solo in rare occasioni.

È importante variare le fonti proteiche dando preferenza soprattutto a pesce e legumi. Le uova, le carni bianche e i formaggi magri freschi rientrano in una scelta equilibrata. Sono da limitare le carni rosse, le carni lavorate e i formaggi grassi.

Consulta anche: Fonti PROTEICHE: come variarle nella settimana?

Infine, vogliamo ricordare che l’adozione di uno stile di vita attivo e di un'alimentazione inspirata alle regole del piatto sano consentono di modulare l’eccesso di peso corporeo, un grande fattore di rischio per lo sviluppo di diabete, malattie cardiovascolari e tumori.

  • OBIETTIVI ESSENZIALI PER LA PREVENZIONE DA NON DIMENTICARE: MANTENERSI NORMOPESO E IN ESERCIZIO.

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