La ricerca nelle scienze della nutrizione e le sue possibili applicazioni nella vita quotidiana

Lo stile alimentare, in pratica la quantità, la qualità e la frequenza degli alimenti che consumiamo, rappresenta il fattore ambientale più potente in grado di influire sullo stato di salute e sull’aspettativa di vita di tutti noi.

La mole di letteratura scientifica su cui si basa tale osservazione comprende gli studi epidemiologici, nei quali si osservano le associazioni tra il consumo di alimenti e l’insorgenza di malattie, gli studi di intervento nutrizionale, in cui si valutano gli effetti dei consumi di alimenti su marcatori di rischio di malattia e, infine, per analizzare i meccanismi alla base degli effetti osservati, gli studi condotti in modelli animali e cellulariInoltre, le ricerche di nutrigenomica, la scienza nutrizionale più all’avanguardia in cui si studiano gli effetti degli alimenti sull’espressione genica, hanno stabilito che tale processo viene continuamente modificato durante le trascrizioni in risposta alle esposizioni dei nutrienti. La nutrizione rappresenta quindi il fattore ambientale più duraturo, persistente e variabile che probabilmente ha contribuito al modellamento del “comportamento” del genoma umano. 

Di fronte a tali scoperte, ci si domanda perché gli scienziati non ci forniscano diete personalizzate che ci proteggano dalle malattie croniche più diffuse come tumori, diabete, malattie cardiovascolari e neurodegenerative e che quindi ci facciano vivere più a lungo e in salute. In realtà, poter valutare in ogni individuo l’effetto sul DNA dei cibi e delle innumerevoli sostanze che li compongono e, quindi, disegnare per ogni persona il percorso alimentare più idoneo per la propria salute, appartiene ancora al futuro.

Ad oggi, possiamo dire che abbiamo indicazioni molto valide ed efficaci per aiutare a mettere in pratica uno stile alimentare protettivo per la salute e quindi abbassare il rischio di insorgenza delle malattie croniche più diffuse. Tali informazioni derivano dagli studi epidemiologici che, analizzati e valutati dalle società scientifiche internazionali, vengono elaborati in raccomandazioni per la popolazione. Sappiamo, quindi, che un’alimentazione protettiva per la salute si basa su alimenti di origine vegetale come ortaggi, legumi, cereali e derivati integrali, frutta fresca, frutta a guscio semi oleosi e olii vegetali (oliva e semi). Le raccomandazioni indicano, inoltre, che gli alimenti di origine animale, in particolare le carni rosse e conservate, dovrebbero essere svantaggiati nelle proporzioni di una dieta salutare ed, infine, che i consumi di sale e zucchero non dovrebbero superare limiti ben precisi (Società Italiana di Nutrizione Umana, SINU).

Tali considerazioni, nonostante trovino un consenso scientifico a livello internazionale e ci sembrino trite e ritrite, non vengono promosse e tradotte attraverso politiche concrete. In Italia (come nel resto del mondo) organi regolatori, sanità, industria alimentare e ristorazione difficilmente si trovano uniti nel perseguire le linee guida per la prevenzione nutrizionale. Gli interventi per migliorare la situazione, anche se di grande qualità, sono ancora slegati e puntiformi, non esiste una rete organizzata a diversi livelli che abbia come obiettivo comune quello che potrebbe fare davvero la differenza:

  • aumentare l’attenzione sul tema dell’alimentazione come prevenzione delle malattie;
  • incrementare l’attenzione sui rischi di una nutrizione scorretta;
  • motivare cambiamenti nei comportamenti alimentari;
  • indurre una scelta salutare basata sulle linee guida delle società scientifiche, regolando l’offerta dell’industria alimentare e della ristorazione collettiva.

Articolo del team Smartfood per la rivista dei Soci Coop Lombardia

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