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Risultati del questionario ECHO (Eating habits CHanges in Oncologic patients), condotto per analizzare i cambiamenti dietetici e l’impiego di integratori alimentari, in un gruppo di pazienti, a seguito della diagnosi di tumore al seno.

In questo lavoro, è stato preso in esame un gruppo di oltre 600 pazienti per comprendere come fossero cambiate le loro abitudini alimentari, a seguito della diagnosi di tumore al seno. Lo studio ha confermato l’importanza di rimettere al centro i professionisti sanitari nel guidare questa categoria di pazienti verso scelte alimentari e stili di vita corretti e personalizzati.

Caprara G et al, Frontiers in Oncology, 2021

Risultati del questionario ECHO (Eating habits CHanges in Oncologic patients), condotto per analizzare i cambiamenti dietetici e l’impiego di integratori alimentari, in un gruppo di pazienti, a seguito della diagnosi di tumore al seno

La ricerca scientifica ha da tempo dimostrato il ruolo di una dieta sana e di corretti stili di vita nella prevenzione dei tumori. Sebbene non ancora così solide da essere tradotte in raccomandazioni, recenti evidenze indicano che seguire gli stessi suggerimenti diminuisce il rischio di recidiva e migliora la qualità della vita anche in chi ha già avuto una diagnosi di cancro.

Tra i pazienti più interessati a ricevere suggerimenti, rispetto a cambiamenti dietetici e di stile di vita, ci sono coloro a cui è stato diagnosticato un tumore al seno. È quindi fondamentale che i professionisti sanitari che li seguono siano a conoscenza di questa esigenza e creino un rapporto di fiducia con i propri pazienti, in modo da scoraggiare il “fai da te” e poterli guidare verso comportamenti corretti, in questo periodo delicato della loro vita.

Da queste premesse è nato lo Studio ECHO (Eating habits CHanges in Oncologic patients), che ha voluto analizzare, tramite un questionario somministrato a 684 pazienti a cui era stato diagnosticato un tumore al seno, se e come cambiassero i consumi alimentari in termini di:

  • scelta di specifiche diete o alimenti, a discapito eventuale di altri,
  • utilizzo di integratori alimentari.

Inoltre, sono state esaminate le fonti di informazione che hanno guidato il campione verso queste scelte e se gli eventuali cambiamenti apportati alla dieta, venissero riferiti all’oncologo o al professionista sanitario che li aveva in cura.

In generale, si è osservato un aumento del consumo di alimenti di origine vegetale (legumi, cereali integrali, verdure, frutta fresca e in guscio) e di pesce fresco e una diminuzione di carne rossa fresca e processata, cereali raffinati, grassi saturi di origine animale e prodotti da forno, come suggerito dalle raccomandazioni per la prevenzione dei tumori. Non si è invece visto un decremento significativo dell’assunzione di bevande alcoliche, il cui consumo è fortemente associato all’aumentato rischio di sviluppare il tumore al seno. Tuttavia, nonostante sia spesso erroneamente riportato nei media che il consumo di latte determini un aumento di probabilità di avere un cancro alla mammella, il nostro campione non ha diminuito in modo rilevante l’assunzione di questo alimento.

Sebbene questi cambiamenti andassero verso una direzione corretta, meno della metà dei pazienti li ha riferiti e si è anche osservata una diminuzione generale nell’assunzione di molti cibi ritenuti “poco sani”, piuttosto che un aumento del consumo di quelli più salutari.

Abbiamo anche rilevato che pazienti di età superiore ai 65 anni sono meno disposti a cambiare le proprie abitudini alimentari, rispetto ai più giovani.

Una parte considerevole del campione, infine, a seguito della diagnosi, ha utilizzato integratori alimentari (soprattutto a base di vitamine), con la motivazione prevalente di voler contrastare gli effetti avversi delle terapie.

La maggior parte dei pazienti, però, ha modificato la propria dieta e/o iniziato ad assumere integratori, senza consultare o informare l’oncologo e circa un quarto del campione ha utilizzato internet e i social media come fonte di informazione.

Lo studio ha evidenziato che la maggior parte di questi pazienti è interessato a conoscere i legami esistenti tra stile di vita/alimentazione e tumori, circa il 40% del campione, infatti, ritiene che esista una correlazione tra dieta e cancro.
Tuttavia, la percentuale di coloro che hanno intrapreso scelte dietetiche aderenti a quelle delle raccomandazioni internazionali è ancora piuttosto bassa. Questo, oltre al fatto che l’oncologo viene raramente consultato, sia per avere informazioni che per comunicare i cambiamenti nell’alimentazione, fa emergere ulteriormente l’esigenza di rafforzare la relazione di fiducia tra paziente e operatore sanitario e di sviluppare programmi di consulenza ad personam su “corretta nutrizione e stile di vita”. Secondo il nostro studio, alcune categorie di pazienti (gli over 65), necessiterebbero in modo particolare di questa tipologia di intervento, data la loro reticenza nel modificare le proprie abitudini alimentari, a seguito della diagnosi.

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