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Frutta fresca

Prugne

Frutta fresca

Sono fonte di fibra, vitamine e minerali. Le varietà nere apportano anche antocianine, pigmenti protagonisti della prevenzione cardiovascolare.

Prugna

Valori nutrizionali per 100 g di parte edibile

Parte edibile (%)

90

Energia (kcal):

45

Acqua (g):

87,5

Proteine (g):

0,5

Lipidi (g):

0,1

Carboidrati disponibili (g):

10,5

Zuccheri solubili (g):

10,5

Fibra totale (g):

1,5

Potassio (mg):

190

Vit. C (mg):

5

Vit. A Retinolo eq. (µg):

16

Vit. K (µg):

7,5

Tracciare la storia ed identificare con precisione il luogo di origine del susino è alquanto difficoltoso. La complessità deriva dal numero di specie diverse che afferiscono allo stesso genere Prunus (famiglia Rosacee). Tra le più importanti dal punto di vista commerciale: il Prunus domestica o susino Europeo e il Prunus salicina, detto susino cino-giapponese.

Il frutto, che comunemente prende il nome di susina o prugna, è considerato di stagione da giugno ad ottobre ed in Italia è principalmente coltivato in Emilia-Romagna, Campania e Lazio.

Come vale in genere per tutta la frutta fresca, anche le prugne hanno un contenuto di acqua elevato, che arriva quasi al 90% della parte edibile. Il contributo calorico è perciò modesto, con i carboidrati, sottoforma di zuccheri, come unico componente di spicco tra i macronutrienti.

È presente anche un buon quantitativo di fibra, in parte responsabile del famoso ruolo risolutivo attribuito al consumo di prugne in chi soffre di stitichezza. Ma non è solo merito delle fibre, infatti contengono anche un particolare tipo di zucchero che non viene quasi per nulla intaccato dai processi digestivi ed è quindi libero di arrivare intatto all’intestino, il sorbitolo. Lì per osmosi inizia a trattenere e richiamare acqua, rendendo le feci di consistenza morbida e facilitando perciò l’evacuazione.

Le varietà di prugne nere, come la California blu Americana o la Sangue di drago Cino-giapponese, presentano ulteriori benefici, in questo caso nei riguardi del sistema cardiovascolare. Il merito è delle antocianine che, oltre a pigmentare di rosso, blu o viola l’alimento, sono in grado di abbassare la pressione alta, abbassare il colesterolo cattivo (LDL) ed aumentare l’elasticità dei vasi sanguigni. Tutti parametri implicati nella modulazione del rischio di sviluppare malattie cardiache.

In aiuto del cuore arriva anche il potassio presente nel frutto. Questo minerale, in relazione al bassissimo contenuto di sodio dell’alimento, può aiutare a riequilibrare il bilancio sodio potassio, che spesso tende ad essere a favore del primo.

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