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Frutta a guscio

Pistacchi

Frutta a guscio

Sono buone fonti di fitosteroli, composti di origine vegetale con una forma chimica simile al colesterolo. Per questo interferiscono con l’assorbimento del colesterolo, svolgendo un’azione ipocolesterolemizzante.

Pistacchi secchi

Valori nutrizionali per 100 g di parte edibile

Parte edibile (%)

50

Energia (kcal):

629

Acqua (g):

3,9

Proteine (g):

18,1

Lipidi (g):

56,1

Saturi totali (g):

5,6

Monoinsaturi totali (g):

36,4

Polinsaturi totali (g):

10,6

Carboidrati disponibili (g):

8,1

Zuccheri solubili (g):

4,5

Fibra totale (g):

10,6

Potassio (mg):

972

Fosforo (mg):

500

Magnesio (mg):

158

Ferro (mg):

7,3

Zinco (mg):

2,3

Vit. B1 Tiamina (mg):

0,6

Vit. B6 Piridossina (mg):

1,7

Vit. K (µg):

60

Vit. E ATE (mg):

4,5

I pistacchi sono i semi della pianta Pistacia vera, un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Anacardiacee, originario dell’Asia centro-occidentale. Oggi la coltivazione si è diffusa in molte aree del globo, ma ingenti zone produttive sono: Stati Uniti, Iran e Turchia.

Il pistacchio è un albero longevo (può superare addirittura i 200 anni di vita) che produce dei frutti, chiamati drupe, riuniti in grappoli. A maturità ogni frutto si divide in due, separando lo strato esterno carnoso dallo strato interno lignificato che racchiude il seme, la parte edule della pianta.

I pistacchi sono ricchi di grassi, che rappresentano più del 50% della parte edibile. Sono principalmente monoinsaturi, ma è presente una buona quota di polinsaturi e pochissimi saturi. La ripartizione dei grassi a favore degli insaturi è tipica della frutta secca ed è uno dei fattori che dovrebbe incoraggiarne il consumo. Ovviamente si dovrebbero mantenere le quantità nel range delle dosi massime consigliate, che equivalgono a circa 30 grammi, 3 cucchiai di pistacchi sgusciati per intendersi. Il motivo è semplice, un etto fornisce ben 629 calorie!

Una buona fetta della restante parte dei macronutrienti spetta alle proteine, peraltro di buona qualità. I carboidrati, invece, sono poco rappresentati nel seme, al contrario della fibra che invece abbonda. Questa conferisce un’ulteriore caratteristica importante che dovrebbe incoraggiane il consumo, vale a dire la capacità di saziare. In termini pratici, fare merenda a metà mattina o nel corso del pomeriggio con una porzione di pistacchi aiuta ad arrivare al pasto successivo senza correre il pericolo di essere troppo affamati.

Inoltre, i pistacchi sono fonte di fitosteroli, un gruppo di composti chimici di origine vegetale che assomigliano al colesterolo proprio degli organismi animali (uomo compreso). L’assunzione di questi composti è in grado di ridurre i livelli ematici di colesterolo poiché assomigliano dal punto di vista strutturale al colesterolo e con esso competono. Questo ha risvolti positivi in quanto si abbassa il rischio di sviluppare aterosclerosi con una protezione dalle patologie cardiovascolari. La tostatura, peraltro, non ne riduce la quantità ma occorre porre attenzione all’acquisto dei pistacchi che, oltre a questo processo tecnologico, presentano l’aggiunta di sale, fattore che se in eccesso provoca l’innalzamento della pressione sanguigna. Sarebbe un vero peccato, poiché uno studio ha mostrato come il consumo quotidiano di questo alimento comporta una riduzione dei livelli di pressione del sangue.

In ultimo, un accenno doveroso lo meritano i micronutrienti. Sono una riserva eccezionale di vitamina K, coinvolta nel corretto processo di coagulazione del sangue, buona fonte di alcune vitamine del gruppo B, di ferro, potassio, fosforo, magnesio.

 

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